Un'equazione svela il segreto della velocità di Bolt

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Molti appassionati di atletica leggera ricorderanno la straordinaria performance dell'atleta giamaicano ai campionati mondiali di Berlino 2009, grazie alla quale annichilì gli avversari e battè il record del mondo sui 100 metri che già gli apparteneva. Usain Bolt tagliò il traguardo, fermando il cronometro a 9"58, abbassando il primato di 11 centesimi (il maggiore miglioramento del primato mai registrato dal 1968, data nella quale è stata adottata la misurazione elettronica dei tempi). Ora, a poco tempo dell’attesa partecipazione ai mondiali di atletica di Mosca, uno studio dell'Università nazionale autonoma del Messico e pubblicato sull’European Journal of Physics tenta di fare luce sulla prestazione dello sprinter giamaicano utilizzando un modello matematico.

Secondo i ricercatori messicani il loro modello matematico illustra la potenza e l'energia spesa dal pluri-campione olimpico per vincere gli effetti della resistenza dell'aria, rinforzati dal fatto che Bolt è alto 1 metro e 95 e ha un peso forma di 94 chilogrammi. Nel corso dello studio sono stati utilizzati i dati registrati dalla Iaaf (Associazione internazionale delle federazioni di atletica) durante la gara di Berlino, che hanno fotografato la posizione e la velocità dell'atleta per ogni decimo di secondo della competizione. Bolt vinse quella finale correndo alla velocità di 12,2 metri al secondo (quasi 44 chilometri all'ora). Per gli scienziati il maggior dispendio di energia avvenne nel primo secondo della gara, mentre Usain era solo a metà della velocità massima. Questo dimostrerebbe come il peggior nemico di un velocista sia proprio la resistenza dell'aria e a sostegno di questa tesi c'è un dato sorprendente formulato dalla ricerca messicana: soltanto l'8 per cento dell'energia prodotta dai muscoli dell'atleta giamaicano è stato utilizzato per il movimento vero e proprio, mentre la restante parte sarebbe stata usata per vincere la resistenza imposta dall'aria.

Ma la vera sorpresa arriva da un'altra conclusione alla quale sono giunti i ricercatori dopo avere preso in considerazione la massa corporea di Bolt, l'altezza sul livello del mare alla quale si trovava il campo di gara e la temperatura dell'aria al momento della finale. Il coefficiente di aerodinamicità dello sprinter giamaicano sarebbe inferiore alla media degli uomini. A questo proposito però è interessante il commento di Bolt in un’intervista esclusiva del Corriere della Sera: «Sì, ho letto che avrei un coefficiente di aerodinamicità di 1,2: cioè minore del normale. Ma non ho la più pallida idea di cosa voglia dire. Il mestiere degli scienziati è spezzare il capello in quattro, il mio è di correre nel minor tempo possibile».

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