Berlusconi: “Se mi condannano non scappo, voglio andare in cella”

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Non farò l’esule, come fu costretto a fare Bettino Craxi. Né accetterò di essere affidato ai servizi sociali, come un criminale che deve essere rieducato. Ho quasi settantotto anni e avrei diritto ai domiciliari, ma se mi condannano andrò in carcere“. È questo senza dubbio il passaggio più significativo del lungo colloquio fra Silvio Berlusconi e Maurizio Belpietro, a pochi giorni dall'attesissima sentenza della Corte di Cassazione sul processo Mediaset – diritti tv che potrebbe confermare la condanna del Cavaliere a 4 anni di carcere ed a 5 di interdizione dai pubblici uffici. Un colloquio che parte da una professione di ottimismo: “Sono abbastanza ottimista, non possono condannarmi.

Perché se non c'è pregiudizio, non ci sono pressioni, la Cassazione non può che riconoscere la mia innocenza […] Poi i miei avvocati hanno proposto 50 obiezioni alla decisione della Corte d'appello e la Cassazione già in altre occasioni ha riconosciuto che io non firmavo i bilanci, non partecipavo alle decisioni dell'azienda e non avevo alcun ruolo diretto nella gestione di Mediaset“.

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